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martedì 7 aprile 2009

Non parliamo più male della Cina

La Cina è meglio di noi. Loro non dicono nella costituzione che sono democratici. Almeno sono coerenti.


Non parliamo più male della Cina, non ne abbiamo più il diritto...

venerdì 27 febbraio 2009

Made in Italy?



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Con l'avvento della globalizzazione il mondo intero è cambiato: l'assetto del potere si è sbilanciato notevolmente verso il sud est asiatico e la Cina ne fa da protagonista. I prodotto Made in China e made in "sud est asiatico" popolano ormai ogni settore, persino l'alimentare (pensavate di mangiare pomodori italiani, eh?).
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Per fortuna che c'è il Made in Italy; è sinonimo di innovazione, di ottimo desing, di materiali ricercati e allo stesso tempo pregiati, insomma, il meglio che si possa trovare sul mercato (non a parità di prezzo ovviamente). Tutto il mondo ci invidia...come si fa a non desiderare una Ferrari, i vestiti di Valentino , le mutande di Armani? (Il Kelto??! ,ndr)

Quello che invece voglio sottolineare è questo. Ma siamo sicuri di fidarci quando vediamo scritto "made in italy"? Chi ci da la certezza che sia davvero prodotto in Italia? C'è un comitato o un organizzazione che tutela e certifica il vero e discrimina il falso?
E' possibile che il solito schiavo di turno cinese (o turco o taiwanese) , nella sua fabbrica a Bejiin, dopo aver finito il prodotto abbia attaccato la famigerata targhetta "Made in Italy"? ... Certo che potrebbe farlo, chi glielo vieta? Però si sa' , i cinesi (alcuni) sono molto patriottici e ci tengono a far sapere al mondo intero che il 70% dei prodotti di consumo viene dalla loro patria.

Quello sul quale invece vorrei riflettere è un'altro punto di vista : ma se dei cinesi (o turchi o chicchessia) producesse un prodotto in Italia (con fabbrica in Italia, ma con manodopera straniera altamente non qualificata) allora cosa dovrebbe mettere sulla targhetta a prodotto finito? Made in Italy o Made in xxx* ?

E se i prodotti che fanno non rispettano le norme di sicurezza o non hanno degli standart qualitativi degli del vero made in italy, che si fa? E' l'intero settore che perde credibilità per quei pochi che non rispettano gli standard del vero made in italy (ammesso che sia davvero di qualità)?

Ecco secondo me una soluzione di stampo molto leghista, alla Calderoli :

| Made In Italy ma da un cinese |


:)


*xxx= Stato di provenienza

mercoledì 25 febbraio 2009

Dedicato a chicchessia




Qualche giorno fa la mia attenzione è stata attirata da un vistoso cartello che faceva bella mostra di sé nella vetrina di un pretenzioso negozio: «può entrare chiunque – ingresso libero».
Che cosa c’è di tanto strano? Si domanderanno i miei tre lettori. È presto detto: l’uso spudoratamente errato del pronome chiunque. E vediamo il perché.
Chiunque, oltre che un pronome indefinito è anche un pronome relativo. E una legge grammaticale — che non tutti rispettano — stabilisce che un pronome relativo deve mettere in relazione due verbi; deve, cioè, introdurre una proposizione subordinata. Non si può adoperare da solo, vale a dire assoluto.
In parole più semplici il cartello in questione avrebbe dovuto recitare: «chiunque voglia, può entrare». Chiunque, come si può notare, mette in relazione i verbi volere e entrare.
Suggeriamo, quindi, agli amatori del bel parlare e del bello scrivere, di sostituire, in casi di dubbio, chiunque con chicchessia: «può entrare chicchessia». Dedichiamo queste noterelle, per tanto, a chiunque ami la lingua o, meglio, a… chicchessia.

Tratto da http://www.dizionario-italiano.it/linguamadre/articolo.php?art=93